Posted by: ilcircolo | Luglio 19, 2008

Il debito cresce, la minoranza accusa

Con nove voti favorevoli della maggioranza (assenti Butteri, Casagrande, Vannicola) e cinque astenuti della minoranza (Catalini, Camela, Filippoli, Vagnoni, Premici) il Consiglio comunale di Offida ha approvato il rendiconto dell’Esercizio 2007. Come da prassi, l’assessore Franco Peroni ha illustrato i dati relativi all’argomento, facendo rilevare un avanzo di amministrazione di 73.206,05 euro. Si è soffermato poi sugli indicatori economico-finanziari della gestione ed ha analizzato il parere del Collegio dei Revisori nella sua articolazione complessiva, unitamente agli allegati di legge. Terminata la relazione, si è aperta la discussione. Ad intervenire è stato il consigliere Giancarlo Premici del gruppo “Il Circolo”. “In questi quattro anni di amministrazione – ha detto – vi è stata una immobilità nella gestione e un indebitamento in crescendo. Vale la pena di approfondire la gestione dei residui come la vendita dei beni dell’ex Vannicola, quota del CUP e gestione delle Società”. Al termine della discussione è stato approvato il rendiconto esercizio 2007 che comprende il conto del Bilancio, il conto economico e il conto del patrimonio. Pertanto: Fondo di Cassa al 31 Dicembre 673.136,37 euro. Residui attivi 2.490.149,73 euro. Residui passivi 3.090.080’05 euro. Differenza 599.930,32 euro. Avanzo 73.206,05 euro. E sempre con nove voti favorevoli della maggioranza e cinque astenuti della minoranza è stata approvata anche la variazione al Bilancio di previsione 2008. Una variazione resasi necessaria dal momento che l’Amministrazione Provinciale di Ascoli Piceno ha concesso un finanziamento per opere di pronto intervento (regimentazione delle acque meteoriche nella frazione Santa Maria Goretti) dell’importo complessivo di 56.000 euro. Nell’insieme, il Bilancio di previsione 2008 si presenta più che buono. “Abbiamo colto un grande risultato – dichiara il sindaco Lucio D’Angelo. Da un lato confermiamo l’altissimo livello quantitativo e qualitativo dei servizi che il Comune eroga, dall’altro riusciamo a contenerne i costi senza aggravi per i cittadini. Si evidenzia una forte attenzione al mantenimento di quella fitta rete di servizi che ha sempre caratterizzato il nostro Comune. In particolare sottolineo lo straordinario intervento che abbiamo previsto per la scuola di Offida con uno stanziamento di 60.000 euro nel prossimo triennio. E’ questo un enorme impegno per il Comune che testimonia il grande valore che diamo alla nostra scuola. La riapertura della ludoteca, il prolungamento del nido anche nel mese di agosto e l’avvio dei laboratori teatrali completano il campo degli interventi per i ragazzi. (Fonte: Corriere Adriatico - Autore: Nicola Savini)

Lo aveva promesso in campagna elettorale: il primo consiglio dei ministri operativo si sarebbe tenuto a Napoli e a Napoli Berlusconi e i ministri avrebbero continuato a tornare fin quando non si fosse risolta l’emergenza e i rifiuti non fossero stati tolti definitivamente dalle strade. Oggi Berlusconi è per la quinta volta in meno di due mesi a Napoli e può annunciare che in Campania non ci sono più rifiuti per le strade. L’emergenza è superata, come era stato promesso.

Il risultato è stato raggiunto con un lavoro immane, che ha visto impegnati in prima linea il presidente del Consiglio, il sottosegretario Bertolaso e il generale Giannini, comandante dei militari impiegati per rendere più visibile ed efficace il ritorno dello Stato.

Assieme a Napoli, ben 511 comuni della Campania sono stati interessati dall’emergenza, per un totale di 7.200 tonnellate di rifiuti prodotti al giorno: uscire dall’emergenza ha comportato raccogliere e avviare a smaltimento questa produzione quotidiana e le decine e decine di migliaia di tonnellate accumulatesi nei mesi passati.

Sono state attivate le discariche possibili e necessarie, parte dell’immondizia è stata avviata in Germania (520 tonnellate al giorno), parte è stata pretrattata e avviata agli impianti di termovalorizzazione di altre regioni. Il governo ha avuto la capacità di creare uno spirito di solidarietà che ha prevalso su incomprensioni e contrasti pregressi, perché era chiaro a tutti che stavolta si stava facendo sul serio per uscire definitivamente dall’emergenza perenne.

Lo sforzo eccezionale proseguirà. Con le discariche e i trasferimenti fuori regione si potrà andare avanti per qualche tempo, ma intanto bisognerà continuare a lavorare perché non si ricrei lo scarto negativo fra rifiuti prodotti e rifiuti smaltiti. Si punta sui termovalorizzatori (saranno quattro, presto entrerà in funzione quello di Acerra) e sulla raccolta differenziata, già avviata nei comuni dove non era praticata. Ci vorranno ancora tre anni per la soluzione definitiva della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti. Per intanto però, come ha detto il premier, “Napoli è stata riportata alla grande civiltà che le compete”. E non tornerà indietro, come puoi leggere nel nostro sito, www.ilpopolodellaliberta.it.

Posted by: ilcircolo | Luglio 4, 2008

Il partito ombra | Tempi

 

Il partito ombra

Troppo sovietico per i giovani militanti, troppo democratico per la vecchia guardia.

di Anita Solari

Più che una base si sentono uno zerbino sopra il quale passano decisioni sul futuro di un partito che ha otto mesi di vita ma già cerca stampelle in ogni dove. I militanti del Partito democratico escono allo scoperto e non trattengono più i malumori che già alla Costituente di Milano avevano sommessamente accompagnato la nascita della creatura guidata da Veltroni. Ha iniziato Marta Meo, con una lettera al “Caro Walter” datata 17 giugno, tre giorni prima dell’Assemblea costituente del Pd a Roma. Marta, che della Costituente nazionale è membro così come dell’esecutivo regionale veneto, ha deciso, pacatamente e serenamente, di non andare all’assise convocata a Roma per venerdì e sabato scorsi, mancando per la prima volta a una delle fasi della vita del partito. Perché? Le motivazioni sono pesanti: l’impostazione verticistica voluta dall’indiscutibile segretario, la mancanza di dialogo interno, anche dopo i risultati delle elezioni, sia politiche che amministrative, non ultima la batosta in Sicilia la settimana scorsa. «Francamente speravo che oggi, visto che sediamo sui banchi dell’opposizione, ci fossero tutte le condizioni per immaginare un’assemblea organizzata in modo serio e democratico», spiega la Meo. Invece a tre giorni dall’incontro previsto alla Fiera di Roma non c’era stata alcuna convocazione ufficiale, e se ne è appresa l’esistenza dai giornali. «Credo che gli argomenti in discussione oggi siano moltissimi – ha scritto allora la Meo a Walter – ma arrivata a questo punto non me la sento di procedere senza sapere di cosa si discuterà, senza sapere se si discuterà, senza sapere se andremo a prendere parte a una kermesse ad usum dei media o ad assistere a dei regolamenti di conti tra leader o aspiranti tali». L’accusa è di aver costruito un partito nuovo identico a quello vecchio, romanocentrico, burocratico, fatto «di spesati, cioè di persone che vivono già di politica, di persone che non hanno altro da fare».
La lettera ha fatto in fretta il giro tra i vari esponenti del Pd di tutta Italia. «Irritante, irrispettosa e nemmeno troppo civile» secondo Ivan Scalfarotto questa modalità carbonara di convocare la riunione, la prima dopo la sconfitta: a lui, già concorrente alle primarie dell’Unione nel 2005, l’invito è arrivato proprio il giorno in cui la lettera della Meo cominciava a girare: il 17 giugno alle 13.32 con un messaggino e poi con una e-mail alle 15.31. «Ma senza ordine del giorno», sottolinea annunciando la sua defezione.
L’elenco dei punti da affrontare lo si poteva leggere sul sito del Pd, è vero, ma un documento ufficiale ai singoli delegati è un’altra cosa. Due parole in più sarebbero state gradite. «Ad esempio: nell’odg si fa riferimento a modifiche statutarie, ma quali? In che senso? Per fare cosa? Non sono state preparate le federazioni, i delegati regionali non sanno nulla…», spiega una che all’assemblea ha partecipato ma il giorno prima di partire ha scritto all’amica Marta: «Alla fine l’ordine del giorno è arrivato. Condivido tutto quello che dici. Ci andrò lo stesso, ma nel cuore ho le tue stesse sensazioni». La sensazione diffusa è quella di non contare niente: al circolo Pd di Affori, Milano nord, si ironizza sull’appuntamento romano come un’occasione per un pranzo verace in qualche trattoria della capitale, piuttosto che per «partecipare a una riunione dai contorni oscuri». Poco più a nord, in quel di Lissone città del mobile, da decenni feudo leghista, i democratici locali chiedono normalità e «rispetto delle persone».
L’importante è partecipare
Un altro insoddisfatto da sempre è Mario Adinolfi, che si autodefinisce unico membro del comitato nazionale del Pd ad aver chiesto le dimissioni del segretario dopo i fallimentari risultati elettorali. Anche lui non ha degnato della sua presenza l’appuntamento romano. E va giù con l’accetta: «Se vogliono continuare a fare giochini di potere interno che se li facciano senza di noi, questi dirigenti asserragliati nel bunker. L’Assemblea costituente è stata chiamata ad acclamare il solito organismo interno spartito nel caminetto». Nel sempre più folto gruppo di critici anche la romana Federica Mogherini, cresciuta nella Fgci e ora responsabile istituzioni del Pd e membro dell’esecutivo nazionale. Lei in Fiera c’è andata portando testimonianza della «tristezza e della disillusione» che serpeggia fra i tanti che ci hanno creduto, al Partito democratico. Il senso di impotenza è anche nelle parole che rivolge alla compagna (pardon) Marta e a quelli come lei che vorrebbero un partito diverso «e che magari avrebbero tanta voglia anche loro di farlo diverso, ma non sanno da che parte iniziare o sentono di non poterlo fare».
Come Giuseppe Civati, filosofo, 33 anni, già segretario monzese dei Ds e prima ancora consigliere comunale, anche lui delegato regionale, eletto al consiglio lombardo con 19.347 voti ma dimenticato dai vertici del partito. Troppe proposte, troppa autonomia: la sua insoddisfazione di sempre, mai diventata dissenso pieno, si è trasformata in una lettera a Veltroni in cui annuncia di sottoscrivere le preoccupazioni di Marta. «Speriamo che sia un’occasione perché il partito possa maturare per crescere», scrive. Tutta gente che ha creduto e continua a credere in Walter segretario. «Non è una presa di posizione contro Veltroni», spiega Civati. «Ma a lui chiediamo un impegno dal punto di vista della condivisione e della partecipazione dei delegati e degli eletti del Pd, perché assemblee di questo tipo hanno un sapore antico e un po’ stantio…». Nel parlare, a Civati scappa anche un “iscritti”, salvo poi correggersi subito ripassando ad alta voce che gli iscritti non ci sono più. Già, il partito senza tessere non è ancora entrato nella testa dei giovani politici della nuova creatura, figuriamoci in quelli di più antica fede. Come Franca, 75 anni, bella come il sole della Liguria dove vive, contadina tra gli ulivi oggi come ieri: uscita dalla cucina della Casa del Popolo di Montaretto dice sorridendo che il prossimo tour de force a friggere i gattafin alla borragine è previsto per settembre. «Per la Festa dell’Unità», specifica. «Perché – continua orgogliosa – io ho la tessera da sempre…». E chi glielo spiega che la tessera non c’è più e che la Festa dell’Unità ora si chiama Festa democratica? Forse è meglio che non glielo dica nessuno, altrimenti Franca potrebbe fare la stessa scelta di Lucrezia, 45 anni, militante dell’alta Brianza, che in quella festa promette di non metterci più piede: «Non serviva solo per finanziare il partito e per qualche iniziativa politica, ma aveva uno scopo fondamentale: creare amicizie, spirito di gruppo fra compagni, voglia di stare assieme. Non parteciperò a nessuna festa che non abbia il nome “unità”. Perché la famiglia è sempre la famiglia».

Il partito ombra | Tempi

Posted by: ilcircolo | Giugno 28, 2008

Riforma Brunetta: le novità approvate dal CdM

Presentazione

Sono state approvate nel Consiglio dei Ministri del 18 giugno 2008 le misure per ottenere nel triennio 2009/2011 miglioramenti (con particolare riferimento alla spesa corrente) quantificabili in un risparmio di circa un punto percentuale l’anno.

Le tre parole chiave del progetto di riorganizzazione della Pubblica Amministrazione sono: - contenimento della spesa pubblica; - stimolo alla produttività dell’intero sistema; - miglioramento del benessere dei cittadini.

Attraverso le misure licenziate dal Consiglio dei Ministri sotto forma di decreto legge, disegno di legge e disegno di legge delega, sarà possibile pervenire in tempi brevi ad una burocrazia più snella ed efficiente, meno oppressiva e più amichevole nei confronti di cittadini e imprese.

Segnaliamo alcune di tali misure.

  • Stop alla ‘pioggia’ di collaborazioni e consulenze.
  • Lotta allo spreco di carta: Gazzetta Ufficiale solo on-line.
  • “Operazione Trasparenza” (Ogni Amministrazione pubblica ha l’obbligo di pubblicare sul proprio sito Internet le retribuzioni annuali, i curricula vitae, gli indirizzi di posta elettronica e i numeri telefonici dei suoi dirigenti.
  • Dovranno essere pubblicati, distinti per singoli uffici, anche i tassi di assenza del personale).
  • Valutazione del Personale (Le Pubbliche Amministrazioni sono obbligate a predisporre annualmente e a pubblicare su Internet gli indicatori di produttività e i misuratori della qualità del rendimento del loro personale).
  • Merito e Premialità (I premi saranno legati alla produttività, anche del singolo dipendente.
  • Le progressioni economiche saranno conseguite solo attraverso prove selettive e non più anzianità. Le progressioni di carriera potranno avvenire esclusivamente tramite concorso pubblico.
  • Saranno premiati i dipendenti coinvolti in progetti innovativi).
  • Lotta ai fannulloni (Sarà possibile licenziare il dipendente pubblico per scarso rendimento, per la falsificazione di attestati di presenza falsi e per la presentazione di certificati medici falsi).
  • Medico mendace (Potrà essere sanzionato o addirittura licenziato il medico dipendente pubblico che abbia concorso alla falsificazione di documenti attestanti lo stato di malattia o che abbia violato i canoni di ordinaria diligenza nell’accertamento della patologia).

Fonte: Pubblica amministrazione e Innovazione

Governo Italiano - Dossier

Posted by: ilcircolo | Giugno 19, 2008

Sondaggio di Repubblica.it sul gradimento del Governo

 

ROMA - La luna di miele continua. A meno di due mesi dalle elezioni la fiducia nel governo Berlusconi cresce. Valicando i confini di coloro che l’hanno votato e guadagnando consensi anche tra coloro che, il 13 aprile, non hanno scelto il Pdl. A leggere il sondaggio realizzato da Ipr Marketing per Repubblica.it, quella che viene fotografata è una situazione in cui il governo può contare su una fiducia che si attesta al 55%, in crescita di sei punti rispetto alla rilevazione fatta un mese fa. Un consenso che travalica i voti presi da Pdl, Lega ed Mpa. E che trova conferma nel 59% raggiunto dal premier. Tra i ministri, invece, exploit del titolare della Funzione pubblica Renato Brunetta.
GUARDA LE TABELLE
Governo. Rispetto a maggio cresce la fiducia in Berlusconi e nell’esecutivo. In entrambi casi è un più 6% che promuove le prime mosse del governo e del premier. Certo, non si arriva al 65% sbandierato ieri da Berlusconi durante l’assemblea di Confindustria, ma è comunque un dato che può far dormire sonni tranquilli al premier. Che, come detto, viene visto che favore anche da chi non l’ha votato. In netto calo, ovviamente, la percentuale di chi dice di avere poca o nessuna fiducia nel premier (-7%) e nel governo (-5%).

Ministri.
Sono 6 i ministri che ricevono un livello di fiducia pari o superiore al 60%. Cambio della guardia nelle posizioni di vertice. Giorgia Meloni, titolare delle Politiche giovanili, perde lo scettro che aveva conquistato lo scorso mese e lo cede al ministro dell’Economia, Giulio Tremonti che sale di 6 punti percentuali e arriva al 62%. Confermandosi anche come il ministro più noto: 94% a pari merito con Umberto Bossi. Ma il vero exploit è quello del responsabile della Funzione pubblica Renato Brunetta.

Impegnato da giorni nella trattativa per la riforma del pubblico impiego, protagonista delle prime pagine per alcune uscite sui dipendenti statali che hanno creato polemica e che gli hanno fatto avere ben 21 punti in più per quanto riguarda la notorietà, Brunetta guadagna 16 punti in un mese (dal 45% al 61%) e si piazza al secondo posto affiancando il ministro degli Esteri, Franco Frattini. (…).

I partiti. Anche in questo caso si conferma la tendenza. Cresce di 4 punti il Pdl (dal 46% al 50%), mentre calano tutti gli altri: la Lega (dal 31 al 30%), l’Idv (dal 46 al 45%), il Pd (dal 38 al 36%). Peggio di tutti fa l’Udc di Pier Ferdinando Casini che perde 4 punti e passa dal 22 al 18%. (9 giugno 2008) la Repubblica

di Lillo Maiolino

“Buon appetito a tutti”, accompagnata da una fetta di salame, è questa la frase ritrovata su una scheda elettorale in un seggio di Catania. La notizia più originale che fa da contrappeso alla non notizia della grande, ennesima, affermazione del centrodestra in Sicilia e che bilancia i volti neri e stanchi dei tanti che, in un’atmosfera tra l’irreale e il grottesco, aspettano i dati definitivi dello spoglio a Messina: a quasi 48 ore dalla chiusura dei seggi, risultano pervenute al centro di calcolo dell’ufficio elettorale del Comune 232 sezioni su 254 per il sindaco, e appena 59 per quanto riguarda i voti di lista e dei singoli candidati. Solo stamattina il candidato del Pd Francantonio Genovese ha ammesso la sconfitta, quando era chiaro che nella città dello Stretto Giuseppe Buzzanca, del centrodestra, aveva raggiunto il 50 per cento ( precisamente 51,06 ), mentre Genovese si fermava solamente al 38,31 con il candidato della lista civica, Fabio D’Amore, che rosicchia un prestigioso 8,58 per cento. 

Per questa tornata di amministrative sono andati al voto147 comuni, 40 dei quali con oltre 10 mila abitanti, 26 di questi vanno al ballottaggio del 29 e 30 giugno. Solo a Taormina vince una lista civica e il nuovo primo cittadino è Mauro Passalacqua. Clamoroso anche a Enna e Caltanissetta, dove il centrodestra riesce ad affermarsi nelle due uniche storiche roccaforti rosse dell’isola. Affermazione invece al primo turno, oltre che a Messina, negli altri due capoluoghi. A Catania scontro avvincente e vittoria per Raffaele Stancanelli (54 per cento) con un’ottima personale affermazione di Nello Musumeci che da solo ne La Destra raccoglie il 25 per cento. Niente da fare nemmeno qui per i democratici di Veltroni, infatti, Giovanni Burtone rimane fermo al palo con un modesto 18 per cento. 

Anche Siracusa va al centrodestra: il nuovo sindaco è Roberto Visentin. Alla Provincia di Palermo facile per l’Udc con Giovanni Avanti, mentre nel capoluogo si consuma il record negativo per il Pd con appena il 16 per cento. Corsa facile anche a Messina dove l’ex viceministro “Nanni” Ricevuto, quasi il 68 per cento dei consensi, vince su Paolo Siracusano che raggiunge faticosamente il 30 per cento. Castiglione si impone alla Provincia di Catania con il 78 per cento, D’Orsi vince ad Agrigento, Federico a Caltanissetta, Monaco a Enna, Bono a Siracusa (67,88 per cento dei consensi), Turano a Trapani (vince con il 65,79 per cento). Otto a zero dunque alla fine il risultato favorevole che incassa il centrodestra in Sicilia. Tra i partiti va benissimo il PdL, che registra un avanzamento al 32,45 per cento - analisi dei dati di Palermo - rispetto alle passate elezioni dove, ancora divisi in Forza Italia e An, i due partiti avevano il 31,92 per cento. Bene l’Mpa di Raffaele Lombardo che diventa addirittura primo partito ad Agrigento. Gongola Totò Cuffaro, il “suo” Udc è al 20 per cento sull’isola: “I dati - analizza l’ex governatore – confermano che il nostro partito in Sicilia rappresenta una forza determinante”. Felice Francesco Storace, leader de La Destra, che porta a casa alcuni consiglieri comunali e provinciali oltre al successo di Musumeci. Tutt’altro umore si respira nell’ambiente del Pd, dove rischia grosso Genovese, coordinare regionale, che inanella il terzo pesante insuccesso dopo le politiche e le regionali, mentre l’onorevole Giovanni Burtone in due parole fa la sintesi più efficace: “Che batosta”. 

Da registrare un netto calo dell’affluenza alle urne nelle 8 province al voto. Il dato complessivo è del 55,54 per cento contro il 64,46 per cento delle precedenti consultazioni (-8,92 per cento). Record negativo a Palermo dove ha votato solo il 41,17 per cento degli aventi diritto a fronte del 60,95 delle elezioni precedenti, con un calo del 19,78 per cento.

Una curiosità per chiudere: non ce l’ha fatta al primo turno Vittorio Sgarbi a diventare sindaco di Salemi (Trapani). L’ex assessore alla cultura del Comune di Milano dovrà vedersela al ballottaggio con l’esponente del Pd Alberto Scuderi

Posted by: ilcircolo | Maggio 25, 2008

«I parlamentari dovranno lavorare di più»

Il presidente di Montecitorio, Fini: le Camere siano operative dal lunedì al venerdì, non tre giorni alla settimana

ROMA — «L’Italia è stata per decenni avvolta nella melassa del compromesso a tutti i costi, della non decisione. Oggi non è più così. Berlusconi ha capito benissimo che si governa assumendosi la responsabilità delle decisioni. Anche dolorose. Il Pd di Veltroni ha capito a sua volta perfettamente che è stata ormai superata la soglia oltre la quale la non decisione delegittima tutti, chi governa e chi sta all’opposizione, il Parlamento come il resto delle istituzioni. E da questo nuovo clima ritengo, anche per l’esistenza di almeno due condizioni concrete, che possa scaturire veramente una legislatura costituente, capace di dare un nuovo volto all’assetto del nostro Stato».

Detto questo, per il presidente della Camera, esiste almeno un rischio da evitare: il dialogo fra maggioranza e opposizione «non deve diventare consociativismo, scadere nell’inciucio, evitare il corto circuito fra due livelli che devono restare distinti, l’azione di governo e il dialogo istituzionale». Perché viceversa «dovremmo fronteggiare due errori speculari: la tentazione di ritenersi autosufficienti, anche sulle riforme, da parte del centrodestra; quello di confondere la battaglia sui singoli provvedimenti del governo con il piano delle riforme da parte del Pd».

Nella sua prima intervista da presidente di Montecitorio, Gianfranco Fini, parla anche del ruolo del Parlamento, della Camera che dirige, per sollecitare una maggiore produttività («i parlamentari devono essere presenti e lavorare dal lunedì al venerdì, non tre giorni alla settimana»), ma anche per chiarire che «la politica deve avere dei costi, se vuole essere veramente efficace: il problema, il vero costo, che poi produce la “casta”, è quello della improduttività. Il primo dei buoni esempi che devono dare i parlamentari è il dovere della presenza, ma essere in grado di adempiere bene al lavoro legislativo ha indubbiamente dei costi. Oggi gli italiani avvertono un gap di decisioni, di atti forti da parte dello Stato, ma il diritto- dovere di governare è speculare al diritto-dovere di controllo che il Parlamento deve esercitare sull’azione dell’esecutivo».

Presidente, lei dice di essere fiducioso sul dialogo istituzionale fra Veltroni e Berlusconi. Ci dica perché.
«Innanzitutto perché si asseconda una scelta degli italiani. Il voto ha dimostrato che c’è voglia di semplificazione e un grande bisogno di colmare un deficit, un gap, di cultura di governo. È stato maggiormente premiato chi si proponeva realmente come forza di governo, è rimasto senza rappresentanza chi lo era solo a parole».

Lei ha parlato di due condizioni che la fanno essere ottimista.
«La prima è il testo Violante, sul quale nella scorsa legislatura si è realizzata una convergenza bipartisan e che può essere una buona base di partenza. La seconda è che i programmi del Pdl e del Pd, sulle riforme, sono largamente convergenti. Sono due fatti che autorizzano fiducia».

Il dialogo è partito dai regolamenti parlamentari. Forse è un po’ poco.
«Siamo all’inizio e l’argomento è comunque importantissimo. Migliorare in senso razionale l’attività delle Camere significa migliorare l’immagine delle nostre istituzioni, renderle più produttive, celeri. Mi auguro che il confronto possa estendersi al ruolo delle commissioni, che devono riacquistare una centralità, nel processo legislativo, che si è appannata con il tempo».

Lei è stato fra i promotori del referendum sulla legge elettorale. Lo considera ancora valido?
«È indubbio che si svolgerà nel 2009, a meno di cambiamenti della legge elettorale vigente. Ma è altrettanto indubbio che è cambiato lo scenario, l’ho detto anche al professor Guzzetta. Oggi la priorità sono le riforme del sistema e io considero le regole sul voto un problema successivo, spero che gli amici del referendum se ne rendano conto».

Lei parlava di un gap di decisioni forti: sono state prese e a Napoli siamo alla guerriglia urbana.
«Pensare che una democrazia non sia più tale quando fa ricorso all’uso legittimo della forza, per impedire manifestazioni non autorizzate, significa predicare al vento la cultura della legalità, del diritto e della convivenza civile. Su rifiuti e sicurezza si è superata la soglia: o si governano queste emergenze o viene meno il ruolo dello Stato. Stato non può essere solo il participio passato del verbo essere. Su tanti altri settori e argomenti la soglia non è ancora stata superata, ma siamo all’allarme rosso».

Nel giorno del suo insediamento lei ha promesso di essere il garante di tutti. È difficile spogliarsi dell’abito dell’uomo di parte?
«Difficile, ma doveroso. Del resto posso dire in coscienza di averlo già fatto come ministro degli Esteri: rappresentavo, o cercavo di farlo, l’intero Paese. Ma deve essere chiaro che il ruolo di garanzia non può essere meramente notarile: il presidente della Camera, come del resto hanno fatto i miei predecessori, ha il dovere di contribuire al dibattito politico e culturale del Paese. E questo è un ruolo cui non intendo rinunciare. Faccio solo un esempio immediato: la proposta di Raffaele Bonanni sulla partecipazione agli utili societari da parte dei lavoratori ritengo valga più di una riflessione passeggera».

Dal voto sono state tagliate fuori, senza acquisire rappresentanza parlamentare, molte forze della sinistra. Le dispiace, c’è una riflessione da fare?
«Le leggi elettorali non sono buone o cattive in sé, sono solo il termometro del livello di consenso del Paese. In Francia il Fronte nazionale è stato escluso dalla rappresentanza anche avendo consensi elettorali molto alti. Credo che il deficit di rappresentanza di una parte della società possa essere colmato proprio dal ruolo del Parlamento, che è il luogo principe per capire, ascoltare e farsi interprete delle proposte che arrivano dal tessuto sociale. E qui si ritorna al ruolo centrale delle commissioni, all’importanza delle audizioni, a un procedimento legislativo che non può essere solo calato dall’alto».

Lei è presidente della Camera, il suo amico Gianni Alemanno è sindaco di Roma. L’accreditamento culturale della destra italiana è completato?
«Ritengo sia un percorso esaurito, ormai siamo davvero in una fase post-ideologica».

Eppure è bastato ad Alemanno dire che Mussolini ha modernizzato il Paese per suscitare polemiche.
«In tutte queste polemiche c’è come sempre un mix di disinformazione e di malafede. Valutare la storia è compito degli storici. Il paradosso è che se si parla di Giolitti o di Garibaldi ci si appella agli storici, se si parla del Ventennio c’è subito chi attribuisce valenza politica a un giudizio storico. Il che non significa auspicare rimozione, oblio, ma semplicemente dire che la storia è dietro di noi».

Quando nascerà veramente il nuovo partito del centrodestra?
«È già nato nelle urne, ora si tratta solo di battezzarlo, stabilirne le regole di funzionamento. Ci sono delle resistenze delle nomenklature interne, sia in An che in Forza Italia. Ma sono ottimista perché c’è una doppia spinta: dall’alto, mia e di Berlusconi, e dal basso, quella dei nostri elettori».

Si è scritto che il «Secolo d’Italia» sta per chiudere. Vero?
«Certamente il Secolo non sarà chiuso, soprattutto per il contributo culturale che ha dato e continuerà a dare, ma non più come quotidiano d’area».

(Marco Galluzzo - Corriere della Sera)

Posted by: ilcircolo | Maggio 24, 2008

IL NAUFRAGIO DELLA PROVINCIA DI ROSSI

 

Ben 3 anni di riflessioni per un modello di sviluppo economico che non vale per il Fermano

di RAFFAELE TASSOTTI*

ASCOLI PICENO – La maggioranza di sinistra che sostiene il presidente Rossi sta consumando le ultime ragioni, o meglio gli ultimi pretesti, per stare ancora insieme su una zattera malconcia che ogni giorno rischia il definitivo naufragio. L’ultimo Consiglio di giovedì 22 maggio è stato rivelatore di tale situazione su uno dei punti che dovrebbe rivestire una importanza fondamentale, dal titolo “Una possibile strategia dal basso per sostenere l’economia della provincia di Ascoli Picena a breve e medio termine”. Tale è, infatti, il titolo di un documento a cui il presidente Rossi ed i suoi interlocutori hanno dedicato ben tre anni di riflessioni per cercare di elaborare un modello di sviluppo capace di sostenere l’economia reale del Piceno che da anni subisce in modo violento i contraccolpi di una globalizzazione con chiusura d’imprese, delocalizzazione, migliaia di posti di lavoro perduti ed una sensibile diminuzione delle ricchezze e del benessere dei cittadini. Ebbene su tale documento, evidentemente ritenuto insufficiente, è stato proposto un ordine del giorno integrativo da parte di alcuni consiglieri di maggioranza e gli stessi, in sede di dibattito hanno presentato un ulteriore documento d’integrazione all’integrazione. Avere le idee confuse quando si amministra vuol dire fare danni che poi tutti i cittadini andranno a pagare. La riprova dell’inutilità di tale iniziativa è stata inoltre sottolineata nell’ambito della stessa maggioranza da alcuni consiglieri che hanno precisato che i contenuti del deliberato riguardano solo il territorio di Ascoli e non quello della nuova provincia fermana, come dire che hanno approvato (ma non con il voto di tutti i consiglieri di maggioranza) solo un mezzo documento che dovrebbe contenere le prospettive di sviluppo dell’economia ed il benessere dei cittadini. La minoranza soprattutto con il capogruppo di An-Pdl, Vittorio Crescenzi, e in un accorato intervento del sottoscritto, ha chiesto il ritiro dell’ordine del giorno per presentarne uno in cui una riflessione condivisa avrebbe certamente formulato proposte di maggiore credibilità, ma l’invito è stato seccamente rifiutato. Quello della maggioranza di sinistra che sostiene il presidente Rossi di Rifonduzione Comunista, o di quello che ne rimane, è un metodo della politica che già a livello nazionale è stato sonoramente bocciato dagli italiani, ci auguriamo quindi che anche i Piceni facciano la stessa cosa la prossima primavera.

*Capogruppo al Consiglio provinciale di Ascoli Piceno della Democrazia Cristiana per le Autonomie – Popolo della Libertà nonché segretario provinciale dello stesso partito

Posted by: ilcircolo | Maggio 17, 2008

PDL: beneficenza per il “Santa Gemma”

Il Popolo delle Libertà ha organizzato giovedi’ 15 maggio, una cena all’Americo village per raccogliere fondi a favore della casa famiglia “Santa Gemma Galgani” di San Benedetto del Tronto. Tra le 150 persone presenti i segretari comunali di Fi Andrea Assenti e di An Luigi Cava,  il coordinatore Chistian Malavolta, i segretari provinciali, i consiglieri regionali Vittorio Santori e Guido Castelli, il Sindaco di Ascoli Piceno Piero Celani e l’onorevole Remigio Ceroni. Presenti i rappresentanti del Circolo di Offida Giancarlo Premici, Umberto Svizzeri, Mario Vannicola, Andrea D’Angelo e Alberto Premici. (red)

Posted by: ilcircolo | Maggio 8, 2008

Nasce il IV governo Berlusconi

 

Alfano alla Giustizia, quattro le donne

Silvio Berlusconi ha accettato l’incarico di formare il governo conferitogli da Napolitano. Al Capo dello Stato, ha presentato contestualmente all’accettazione, la lista dei ministri. Il quarto governo Berlusconi, che giurerà giovedì pomeriggio intorno alle 17, è composto da 21 ministri: 12 con portafoglio e nove senza portafoglio. Gianni Letta sarà il sottosegretario alla presidenza. Voto di fiducia martedì alla Camera, mercoledì al Senato.

QUATTRO MINISTRI IN MENO
Quattro componenti in meno rispetto al governo Prodi nel nuovo governo Berlusconi. Alla fine, compreso il premier, sono 22 i membri dell’esecutivo del centrodestra. Il governo Prodi, invece, era formato da 26 componenti. Spariscono i ministeri della Famiglia, della Solidarieta’ Sociale, della Salute, dei Trasporti e delle Comunicazioni che vengono accorpati ai ministeri del Welfare e delle Infrastrutture. E se ne va anche quello dell’Universita’, una delega che sara’ dentro al ministero dell’Istruzione. Arriva il ministero della ‘Delegificazione’ e vengono scorporati quello delle Riforme (che sara’ guidato da Umberto Bossi) e quello dei Rapporti con il Parlamento (con Elio Vito). Nella scorsa legislatura erano entrambi in capo al neo-vicepresidente del Senato Vannino Chiti.
BRAMBILLA ALLA SALUTE E GIOVANARDI FUORI
A sorpresa non fa parte dell’esecutivo Carlo Giovanardi, ex Udc. Ancora formalmente fuori Maria Vittoria Brambilla anche se Berlusconi, dopo aver letto la lista dei ministri, ha spiegato che “andrà alla Salute”
ROSA PALLIDO
Se l’esecutivo uscente era “rosa pallido”, non migliora la situazione con il nuovo governo Berlusconi. Le donne restano ancora meno di un quinto dei ministri. Sulle quattro, due hanno ministeri con portafoglio, (nel precedente governo era 1 su 6) e sono Stefania Prestigiacomo all’Ambiente e Mariastella Gelmini all’Istruzione, conquistano dicasteri con portafoglio mentre le altre si devono accontentare di ministeri meno ‘pesanti’. Una e’ di An, le altre di Forza Italia.

LE ETA’

Trentasette anni di differenza tra il ministro più giovane e il ministro più vecchio. Il più giovane componente della squadra è l’ex vicepresidente della Camera Giorgia Meloni, ora responsabile del dicastero per le Politiche giovanili, con i suoi 31 anni. Il piu’ anziano e’ il compagno di partito Altero Matteoli, ministro dell’Ambiente nel precedente governo Berlusconi, con 68 primavere sulle spalle. Oltre al neo ministro per le Politiche giovanili gli under 40 sono Mara Carfagna, 33 anni, titolare delle Pari opportunita’, Mariastella Gelmini, 35 anni, nuovo ministro dell’Istruzione, Angelino Alfano, 38 anni, nuovo ministro Guardasigilli e Raffaele Fitto, 39 anni, ministro per gli Affari regionali. Il neo ministro per le Politiche agricole Luca Zaia ha 40 anni. Gli under 50 sono 4. Sopra i 50 anni 6  Gli over 60 sono  Scajola, Tremonti, La Russa, entrambi di 61 anni, Umberto Bossi, di 67 anni e Matteoli, di 68 anni. (TGCom)

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